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MONGOLIA
Da
Ulaan Baatar l’itinerario che abbiamo effettuato, tutto via terra è
stato di 2500 chilometri (di cui 2300 di pista) .
Le poche strade
asfaltate sono in realtà peggiori delle piste, con profondi buchi.
Le segnalazioni sono assenti. Gli autisti si orientano guardando il
profilo delle montagne, i fiumi, il tracciato di qualche linea
elettrica oltre che i solchi di precedenti passaggi. Il fondo
stradale, la lunghezza delle tappe, i mezzi di trasporto,
soprattutto quelli come i nostri – vecchi UAZ russi - mettono a dura
prova la resistenza del turista.
La bellezza del paesaggio, il cielo
blu, gli spazi infiniti, gli animali in libertà, la cordialità degli
abitanti, fanno comunque scordare qualunque disagio.
Per spostarsi
da una località all’altra ci sono rari bus e minibus, stracarichi di
persone e cose, che raggiungono però solo i centri abitati, non i
laghi, i vulcani e altri centri di interesse turistico. E’ possibile
noleggiare a Ulaan Baatar un mezzo di trasporto privato che va da
moderni fuoristrada giapponesi a vecchi pulmini russi. Qualche
ardimentoso gira in bicicletta, come un ciclista di Vignate
Milanese, incontrato su una faticosissima pista, oppure a cavallo.
In Agosto la temperatura è gradevole durante il giorno, ma alla sera
e sui monti per tutta la giornata, comincia già a rinfrescare. Sono
utili una giacca a vento leggera, un maglione e naturalmente un bel
paio di scarpe robuste.
L’alloggio è avvenuto in Hotel ad Ulaan
Baatar, dove si trovano alberghi di tutte le categorie, in Campi
tendati turistici, costituiti da “ger” per tutto il resto del
viaggio.
Si dorme nelle ger, le antiche tende circolari mongole,
piuttosto spaziose corredate da una stufa posta al centro alimentata
da legna (un lusso riservato ai turisti) e qualche volta con sterco
(combustibile sempre usato dai locali). Completano l’arredamento da
due o quattro letti, un tavolino con sgabelli, qualche appendiabiti
di plastica da attaccare alla struttura di legno che insieme al
feltro, forma il tetto. Anche le pareti sono in feltro.
Nel campo si
trova una zona centralizzata di servizi igienici. E’ possibile fare
anche una doccia calda assicurata da generatori di corrente che
forniscono luce per qualche ora anche alla tenda. C’è sempre un
ristorante, quindi la colazione del mattino e la cena sono
assicurati. La cucina è adattata al palato dei turisti, ma è anche
possibile assaggiare qualche piatto locale, soprattutto a base di
montone. Per il pranzo di mezzogiorno è inutile farsi prendere dal
panico “ Cosa mangiare? Dove mangiare?” – non serve portare cibo da
casa.
A Ulaan Baatar e nei pochi paesi si può comprare del cibo in
scatola, pomodori, un po’ di frutta. Inoltre gli autisti sanno
scovare minuscoli “ristorantini”, magari in una casupola o in una
tenda. Non si muore di fame. Utile avere in macchina un po’ di
bottiglie di acqua di scorta.
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